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Il credito d'imposta: come funziona, come si usa e che cosa lo distingue da un contributo

Cos'è un credito d'imposta, come si compensa con F24, quali obblighi comporta e quando conviene rispetto a un contributo.

Aggiornata a ottobre 2026 · 5 minuti di lettura

Tra gli strumenti di sostegno alle imprese, il credito d'imposta è forse il più frainteso. Non è un bonifico dello Stato: è uno sconto fiscale maturato con un investimento, che si usa pagando meno imposte e contributi. Funziona diversamente da un contributo a fondo perduto, e conviene capire come prima di contarci.

Come funziona

La legge riconosce a chi sostiene certe spese (per esempio in ricerca e sviluppo, in beni strumentali, in formazione) un credito pari a una percentuale di quelle spese. Il credito non si incassa: si compensa con le imposte e i contributi che l'impresa deve pagare, in genere tramite il modello F24. Se l'impresa non ha imposte da pagare, il credito resta "nel cassetto" fino a quando potrà usarlo.

Le differenze con il contributo

  • Il contributo a fondo perduto si chiede con una domanda, si valuta, si eroga in denaro.
  • Il credito d'imposta spesso spetta in automatico a chi rispetta le condizioni, senza graduatoria, ma richiede una comunicazione o una prenotazione in molte misure e un rigoroso rispetto degli adempimenti.

Il primo ha un esito che arriva dall'ente. Il secondo dipende dalla propria situazione fiscale e dalla capacità di compensarlo.

Gli adempimenti tipici

  • Una comunicazione preventiva o una prenotazione sulla piattaforma dell'ente gestore, spesso con un limite di risorse e con il criterio dell'ordine cronologico.
  • Una comunicazione di completamento a investimento concluso.
  • Una perizia o certificazione tecnica per certi investimenti.
  • L'indicazione del riferimento normativo sulle fatture e la loro conservazione.
  • L'indicazione in dichiarazione dei redditi del credito fruito.

Limiti da tenere d'occhio

La compensazione ha un tetto annuo. Il credito può essere utilizzabile solo dopo certi passaggi (per esempio dopo l'interconnessione di un bene), o suddiviso in quote annuali. E la compensazione con crediti non spettanti porta a sanzioni. È un terreno dove l'errore si paga: le istruzioni vanno lette con il commercialista.

Cedibilità

Per alcune misure il credito può essere ceduto a terzi, con regole molto restrittive negli ultimi anni dopo gli abusi sui bonus edilizi. In generale, non va data per scontata: la cedibilità dipende dalla singola norma.

Quando conviene

Un credito d'imposta ha senso per un'impresa che paga regolarmente imposte e contributi e ha investimenti già programmati. Per una nuova attività che non ha ancora un carico fiscale, un contributo in denaro è spesso più utile. Nei bandi trovi le due formule indicate sotto forma di "contributo" o "credito d'imposta", e in bandIApp puoi cercare per tipo di agevolazione.

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